Le Nuove Frontiere della Pensionistica Militare
Problematiche – Iniziative – Contenzioso

Le Nuove Frontiere della Pensionistica Militare<br/>Problematiche – Iniziative – Contenzioso
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Le Nuove Frontiere della Pensionistica Militare Problematiche – Iniziative - Contenzioso

Nell’ultimo decennio, plurimi interventi normativi del Legislatore, il passaggio dal sistema di calcolo retributivo a quello contributivo e la recente abolizione definitiva del PA04, sostituito con decorrenza dal 1.4.2019 dallo “Estratto Contributivo” legato al nuovo sistema SIN2, hanno letteralmente rivoluzionato tutta la disciplina pensionistica del comparto Difesa e Sicurezza.

In questo panorama di profonde riforme, finalizzate anche all’armonizzazione endogena della complessa, articolata e farraginosa normativa del Compatto che ci interessa, il Legislatore non ha inteso attuare la riforma stipite e fondamentale che l’INPS avrebbe dovuto e dovrebbe subire per una sua gestione trasparente.

Quello della distinzione ai fini economici e di bilancio, fra Sistema Previdenziale e Sistema Assistenziale.

In tal modo, infatti, bilancio e regime economico del Sistema Previdenziale, sostanzialmente autonomo ed in equilibrio (l’INPS incassa contributi per 185,00 miliardi di euro ed esborsa per prestazioni pensionistiche €. 157,00 miliardi con uno sbilancio positivo di 28 miliardi) sarebbe oggetto di amministrazione separata rispetto quello Assistenziale, i cui costi lo Stato dovrebbe annualmente assolvere, in funzione delle emergenze sociali, in sede di finanziaria.

Invece, la mancata separazione dei due conti economici dell’INPS (quello Previdenziale e quello Assistenziale), fa sì che le poste attive del Bilancio Previdenziale vengano non solo totalmente assorbite dalle esigenze economiche del settore Assistenziale, ma non essendo queste ultime sufficienti a coprirne interamente i costi crescenti, determina la chiusura annuale in passivo del Bilancio complessivo dell’Ente( per il 2018 si tratta di 21,891 miliardi di euro).

A questa scelta discrasica che determina lo squilibrio di Bilancio dell’Ente, il Legislatore, facendo leva sull’applicazione orientata dell’art. 81 della Carta Costituzionale, ha cercato di porvi rimedio seguendo due precise direttrici di politica previdenziale.

Da una parte comprimendo con progressività, nell’ultimo decennio, la perequazione di tutte le pensioni e imponendo reiterati contributi di solidarietà nei confronti delle pensioni più alte. Orientamento reiteratamente sottoposto, con alterne e più volte sfavorevoli decisioni, al vaglio della Corte Costituzionale e della CEDU.

Dall’altra parte indirizzando una politica amministrativa che, attraverso discutibili interpretazioni restrittive adottate da Ministeri ed INPS, arriva a negare, proprio per il settore Difesa e Sicurezza, il riconoscimento di diritti, maggiorazioni o riscatti contributivi, per realizzare economie di scala su intere fasce di pensionati.

Queste linee di indirizzo, chiaramente tese a disconoscere la peculiarità usurante normata dall’art. 19 del Collegato Lavoro del 2010 dell’attività svolta dal personale -sia militare che civile- appartenente alla Categoria, hanno tracciato, anche attraverso l’applicazione più estesa di istituti quali la prescrizione e la decadenza, Nuove e più restrittive Frontiere al riconoscimento di benefici e diritti.

Sulla scorta delle condizioni oggettive descritte, pertanto, è necessario che il personale del Comparto Difesa e Sicurezza, sia in servizio che in quiescenza, partendo dalla vigile analisi del contenuto degli originali PA04 posti a base della determina di pensionamento o a quelli, dopo il 1.4.2019, trasferiti dal PA04 allo “Estratto Contributivo” e che verranno posti a fondamento della domanda di pensionamento, eserciti per tempo (possibilmente ben prima di andare in pensione) una attività di attento controllo sull’operato di Ministeri ed INPS che li riguarda personalmente.

Infatti, a seguito delle segnalazioni dei nostri assistiti, sono emersi una serie di “errori” di metodo o di interpretazione nell’applicazione dei vari benefici pensionistici che, comprimendo il riconoscimento di diritti, vengono ad incidere sull’importo della pensione o del TFS riducendone, in maniera più meno significativa, l’entità complessiva.

Di qui la necessità di elaborare il presente intervento che, scritto a più mani dai componenti dello Studio Associato, si prefigge la finalità di sensibilizzare tutto il personale. Fornendo alcuni consigli pratici ed evidenziando i casi più frequenti di violazione dei diritti con le iniziative da assumere in previsione di contenziosi amministrativi o giudiziari finalizzati al loro legittimo riconoscimento.

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Arezzo – 21 MARZO 2020

Avv. Guido Chessa

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